martedì 24 ottobre 2017

Recensione: Un viaggio chiamato vita - Banana Yoshimoto



Titolo: Un viaggio chiamato vita
Titolo originale: 人生の旅をゆく
Autore: Banana Yoshimoto
Editore: Feltrinelli
Tradotto da: Gala Maria Follaco
Data di pubblicazione: 2012
Pagine: 192
Prezzo: 7,00 € 

La vita è un viaggio, e come tutti i viaggi si compone di ricordi. In questo libro, Banana Yoshimoto raccoglie preziosi frammenti di memoria e ci porta con sé, lontano nel tempo e nel mondo. Dalle emozioni del primo amore alla scoperta della maternità, dalle piramidi egiziane alla Tokyo degli anni settanta. Con la consueta leggerezza della sua scrittura, ricostruisce le emozioni dell'esistenza a partire da un profumo, da un sapore, da un effetto di luce o dal rumore della pioggia e del vento. E così che una pianta di rosmarino ci trasporta da un minuscolo appartamento di Tokyo al tramonto luccicante della Sicilia, e che un contenitore pieno di alghe diventa l'occasione per esplorare il dolore della perdita. I pensieri in libertà di Banana Yoshimoto ci accompagnano fino al centro del suo mondo letterario e lungo il nostro personale "viaggio della vita", fatto di promesse e di incontri, di stupore e di meraviglia, di malinconia e di sofferenza. Dalle pagine di questo libro, l'autrice ci invita a riappropriarci del nostro tempo e a non perdere mai la fiducia negli altri esseri umani, perché quello che rimane, al termine del più difficile dei viaggi, è il riflesso nella nostra memoria di ogni singolo giorno vissuto.





“La nostra vita appartiene soltanto a noi, e i ricordi... quelli non possiamo cederli a nessuno. Accumulatene, che siano soltanto vostri, e straordinari, grandi, tanti, irripetibili, di quelli che lasciano a bocca aperta, e che fanno entrare nella tomba con il sorriso sulle labbra!” 
Inizio subito col dire che “Un viaggio chiamato vita” non è un romanzo e non lo classificherei neanche come un saggio. È una raccolta dei ricordi della stessa autrice. Non ha una trama, ma affronta un tema preciso: l’importanza dei ricordi.

47 frammenti di ricordi suddivisi in 3 parti. L’ordine che ha deciso di usare l’autrice non è cronologico, ma si parte da ricordi un po’ più semplici  e via via diventano più personali, intensi, profondi. La Yoshimoto ci racconta i suoi ricordi legati ai viaggi, alla natura, riflessioni sulla vita. 
Nell’ultima parte del libro gli argomenti affrontati sono la vita, la morte, la nascita del figlio. Ammetto che quest'ultima l’ho trovata molto commovente.

Forse il fatto di avere un ordine del genere rende la lettura dispersiva e a tratti direi noiosa. Probabilmente perché alcuni “pezzi” sono molto più interessanti di altri e questo può leggermente infastidire il lettore.

Ho trovato molto interessante la critica che fa sul Giappone, un Paese dove si sta dimenticando il lato umano e si pensa solo al lavoro, e le diverse riflessioni che fa sull'Italia.

"Sembra proprio chi in Giappone ormai si siano confusi la gentilezza e il riguardo con l’apparenza."

"Pensai che l'Italia fosse proprio quello, e mi venne voglia di tornarci. Custodiscono vecchi oggetti non perchè siano avari, ma perchè sanno che ogni ricordo è insostituibile, e se ne prendono cura."

Lo consiglio? Onestamente ho apprezzato di più le altre sue opere. Questo è un libro che mi sento di consigliare solo a chi ha già letto altri libri della Yoshimoto. Sembra essere un modo per avvicinarci all'autrice, leggere i suoi pensieri pieni di sensibilità, sentirci in armonia con lei. 


2 commenti:

  1. Ciao Katia! Il tuo blog è davvero grazioso: la grafica è ben curata! Ho letto due libri di Banana Yoshimoto “L’abito di piume” e “Presagio triste”, purtroppo non sono riuscita ad apprezzarli (non elenco le motivazioni ma, se ti va di conoscerle, ho scritto un post a riguardo). Volevo provare a leggere “Kitchen”, nella speranza che l’esordio mi stupisca maggiormente. Tu quali altri titoli hai letto di Banana Yoshimoto? Me ne potresti consigliare alcuni? Personalmente, non credo leggeró mai “Un viaggio chiamato vita”: da come lo hai descritto non credo faccia per me.

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    1. Ciao! Grazie per essere passata :)
      Allora, della Yoshimoto ti consiglio “Kitchen”, personalmente è quello che mi è piaciuto di più, con pagine piene di malinconia e ha delle descrizioni tali da sembrare di essere in un manga. Ti consiglio anche i libri che fanno parte della quadrilogia "Il Regno": "Andromeda Heights", "Il dolore, le ombre, la magia", "Il giardino segreto" e "Another World".

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