lunedì 22 gennaio 2018

Recensione: Nostalgia del sangue - Dario Correnti



Titolo: Nostalgia del sangue
Autore: Dario Correnti
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 17/01/2018
Genere: Thriller
Pagine: 544
Prezzo: 19,00 € (cartaceo) - 9,90 € (ebook)

Certe mostruosità possono maturare solo in posti così: una provincia del nord Italia, dove soltanto pochi metri separano un gregge di pecore da un centro commerciale con sala slot e fitness, dove la gente abita in villette a schiera con giardino, tavernetta e vetrina con i ninnoli in cristallo, dove riservatezza è il nome che si attribuisce a un'omertà che non ha niente da invidiare a quella dei paesi dove comanda la mafia.
Gli stessi luoghi che più di cento anni fa, infestati dalla miseria, dalla denutrizione e dalla pellagra, videro gli spaventosi delitti di Vincenzo Verzeni, il ''vampiro di Bottanuco'', il primo serial killer italiano, studiato da Lombroso con la minuzia farneticante che caratterizzava la scienza di fine Ottocento e aggiungeva orrore all'orrore.
Il serial killer che sembra citare il modus operandi di quel primo assassino non è però un giovane campagnolo con avi ''cretinosi'', è una mente lucidissima, affilata, che uccide con rabbia ma poi quasi si diletta, si prende gioco degli inquirenti.
A raccontare ai lettori le sue imprese e, a un certo punto, a tentare in prima persona di dargli la caccia, la coppia più bella mai creata dal noir italiano: Marco Besana, un giornalista di nera alle soglie del prepensionamento, disilluso, etico e amaro come molte classiche figure della narrativa d'azione, e una giovane stagista, la ventiseienne Ilaria Piatti, detta ''Piattola''. Goffa, malvestita, senza neppure un corteggiatore, priva di protezioni, traumatizzata da un dolore che l'ha segnata nell'infanzia e non potrà abbandonarla mai, eppure intelligentissima, intuitiva, veramente dotata per un mestiere in cui molti vanno avanti con tutt'altri mezzi, Ilaria è il personaggio del quale ogni lettrice e lettore si innamorerà.
Un uomo anziano e una ragazza rappresentanti emblematici delle due categorie più deboli della società italiana di oggi, uniscono la loro fragilità e le loro impensabili risorse per raccogliere la sfida lanciata dal male.

Nostalgia del sangue” è un thriller scritto a quattro mani: dietro il nome Dario Correnti, infatti, si celano due autori.

Siamo in Italia, in una provincia del nord dove più di un secolo fa agiva Vincenzo Verzeni, un serial killer, detto "il Vampiro della bergamasca" e "lo Strangolatore di donne". Soprannomi dovuti per il suo modus operandi: aggrediva le vittime, le strangolava, alla loro morte mutilava i corpi e procedeva con episodi di cannibalismo. E sì, è esistito realmente.
Ora nuovi omicidi diffondono paura nella piccola provincia, qualcuno sta imitando Verzeni. Due giornalisti, precisamente, il cronista di nera Marco Besana, quasi all'orlo del prepensionamento, e la stagista Ilaria Piatti, una giovane che porta con sé un grande dolore, indagheranno sul nuovo assassino.

Si leggono tanti libri: alcuni li definiamo belli perché soddisfacenti, apprezzabili, che ci affascinano, altri un po’ meno, com'è giusto che sia. Pochi, però, sono in grado di rapirci completamente dalla prima all'ultima parola, travolgendoci nella loro storia, lasciandoci senza respiro, che riescono ad occupare un posto prezioso nella nostra mente. “Nostalgia del sangue” è uno di questi, non credo che riuscirò a dimenticare le emozioni che mi hanno travolta.

Signori, finalmente un thriller degno di questo nome! Purtroppo ultimamente mi sono trovata tra le mani diversi libri spacciati per thriller ma che di thriller non hanno nulla, con troppe incongruenze e banali.

Ho divorato il libro in poco più di un giorno e dovevo assolutamente parlarvene.


“Mi chiedo se avrò nostalgia del sangue, quando andrò in pensione.”
“Nostalgia del sangue?”
“Be’, in fondo passi la vita così. Prima impari a guardarlo a occhio nudo, poi la scientifica si aggiorna e arriva il luminol, e tu sei con loro, quindi impari a guardarlo al buio. Non è più quella roba rossa che conoscevi, ma una chemiluminescenza bluastra. Cambia di colpo la tua prospettiva. Prima cercavi di capirla da dove arrivava e dove ti portava, poi si scopre il DNA e ti accorgi che la via da seguire sta dentro. Io ho cambiato tante volte il rapporto con il sangue. È un po’ come un matrimonio: ci sono tante stagioni. Per questo mi chiedo se mi mancherà.”

I due protagonisti, Marco Besana e Ilaria Piatti, sono caratterizzati benissimo, dopo un po’ li  ho sentiti reali, vicini a me. Ma sapete cosa ho apprezzato di più? Che sanno stare al loro posto. Sono dei giornalisti e fanno il loro lavoro, non vanno oltre, proprio come avviene nella realtà. A portare avanti il caso è la polizia, non loro. Ci tengo a precisarlo perché molti autori si prendono la libertà di trasformare un personaggio qualsiasi nel detective della situazione, imponendosi alle figure che dovrebbero risolvere il caso.
Quindi sì, due giornalisti, ognuno con una storia alle spalle, del tutto verosimile. Si ritroveranno ad indagare, con interviste e ragionamenti, e io ero lì con loro per capire l'identità dell'assassino. Ci riusciranno?

“Ilaria si alza, va in bagno. Ha improvvisamente voglia di spazzolarsi i capelli, come per sciogliere un po’ i nodi. Si guarda allo specchio. Si guarda negli occhi. Sono gli stessi che aveva da bambina. Chissà perché gli occhi di una persona sono l’unica parte del corpo che non cambia mai. Te li porti dietro dall'infanzia alla vecchiaia, e mentre tu cerchi di reinventarti, cancellarti e rinascere, loro rimangono sempre uguali. Sono il tuo passato e il tuo futuro, e quell'espressione è l’unica costante su cui puoi contare, il resto si perde o si trova.”

Anche gli altri personaggi hanno un loro posto, una loro identità.
Si nota una leggera critica nei confronti del giornalismo di oggi, ma anche a quella di diversi anni fa.
Il lessico usato è semplice, dove prevale l’uso dei dialoghi. Non ci sono parti noiose e/o complesse. Lo stile adatto per un libro del genere.

La storia è avvincente, non ci sono buchi nella trama. Tutto procede con ritmo incalzante, con i dovuti intrecci che alla fine riescono a sciogliersi, lasciando al lettore stupito, incantato dal racconto.

Mi rendo conto di non essere brava a scrivere bene di un libro, è difficile trovare le parole giuste! Ma fidatevi di me, se amate i thriller, “Nostalgia del sangue” vi conquisterà.

Un racconto mozzafiato. Pieno di tensione, suspense, crudo, con la capacità di sconvolgere il lettore.


4 commenti:

  1. Ciao Katia!
    Ti ho nominata per il Blogger Recognotion Award! Quando hai tempo passa da me, ti aspetto! ^^
    Ti lascio il link: La Bottega Librosa

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  2. Bella recensione ;) Mi ispira molto.

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